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MESTRE FIGLIA DI UN DIO MINORE

In merito al tunnel sotto la Tangenziale

 

 

La Presidenza del Centro Studi Storici di Mestre, in relazione alla ipotizzata decisione di risolvere il problema dell’intasamento della Tangenziale mediante la costruzione di un tunnel da prevedersi tutto nel territorio mestrino, in quanto associazione statutariarnente protesa alla valorizzazione della storia, della cultura e dell'identità civica dì Mestre, non può esimersi dall'esprimere la propria contrarietà ad una soluzione solo apparente, che presenta evidenti gravi limiti di pericolosità e che in realtà compromette la salute dei cittadini, la vivibilità della città e l'integrità del territorio.

 

Le opere proposte, infatti, richiameranno nel cuore della Città dal territorio circostante tutto il traffico di accesso alla rete autostradale, congestionando le insufficienti strade urbane e residenziali, rendendo sempre più invivibili i quartieri di Marghera, Chirignago, Zelarino e Favaro ed incrementando il già allarmante inquinamento atmosferico ed acustico prodotto dal traffico di attraversamento.

 

Inoltre la soluzione del tunnel aumenterebbe a dismisura il pericolo di incidenti gravissimi (si rammentino i tragici incidenti avvenuti recentemente nelle gallerie del monte Bianco e dei Tauri), tanto più reale in relazione al traffico di prodotti chimici e petroliferi che usufruirebbe dell'arteria e della consistente percentuale di mezzi di trasporto dei paesi dell’est, spesso obsoleti e fuori norma.

 

Va altresì considerato che l'opera di costruzione delle gallerie aggraverà il traffico cittadino già oggi al limite del collasso, con il rischio inoltre che problemi geologici da un lato causino un indefinito prolungamento dei tempi di costruzione e dall'altro che si renda necessario sospendere il traffico automobilistico sulle attuali arterie, con devastanti conseguenze sulla vivibilità della Città.

 

Riteniamo pertanto che l'intera questione vada ripensata, considerando tutte le reali problematiche connesse, attraverso una scrupolosa ed attenta valutazione di impatto ambientale comparativa di tutte le possibili soluzioni al problema ed evitando che tali strategiche decisioni siano il risultato di pressioni esercitate da improvvisati comitati non si sa bene quanto rappresentativi o strumentalizzati, o, peggio, di ignobili equilibrismi politici volti a tutelare posizioni di potere piuttosto che il bene comune.

 

Non è, infatti, pensabile che l'atteggiamento espresso dai sindaci di alcuni comuni limitrofi che si limitano a chiedere in maniera miope di trasferire altrove, non importa dove, tutto quello che può disturbare nel territorio di loro competenza, possa condizionare pesantemente scelte istituzionali di fondo quali quelle delle infrastrutture stradali di importanza nazionale e sovranazionale.

 

Mestre e la terraferma del Comune di Venezia già sono gravate da una serie di infrastrutture e servizi che non sono ad esclusivo servizio della Città, ma di cui la Città paga un altissimo prezzo in termini di vivibilità e di impatto ambientale: dall'area industriale di Marghera agli impianti di depurazione e di smaltimento dei rifiuti solidi urbani di Campalto e Fusina (che servono anche molti comuni dell'area circostante), alle centrali termoelettriche, all’aeroporto internazionale Marco Polo, alla stazione ferroviaria, alla rete stradale ed autostradale, ecc.

 

La Presidenza del Centro Studi Storici di Mestre ritiene inaccettabile questo intervento, che confermerebbe la politica della mancata considerazione che fino ad oggi ha pesato sulla città e si assommerebbe ai tristissimi episodi del nuovo ospedale, dello stadio, dell'area metropolitana, della terza corsia della Tangenziale, dei parcheggi scambiatori, dei piani urbanistici, della Casa Alpina Città di Mestre, delle innumerevoli opere promesse e mai iniziate e di quelle avviate e mai o male completate.

 

Mestre non deve pagare sempre per tutti.

 

Mestre ed i suoi 180.000 abitanti hanno diritto ad una città migliore, ad una vita migliore, ad una migliore e più attenta governabilità.

 

Mestre, giugno 2000

 

 

Centro Studi Storici di Mestre